Chi siamo

La nostra storia affonda le radici in oltre un secolo di tradizione, quando queste mura videro la luce per la prima volta. Nato come un rifugio di pace e autenticità, Nido d’Aquila conserva ancora oggi il fascino del tempo, offrendo ai visitatori un’esperienza sospesa tra storia e natura. Ogni dettaglio della nostra struttura racconta il legame profondo con il territorio e la passione per la montagna che ci tramandiamo da generazioni. Visitarla significa immergersi in un’atmosfera unica, dove il silenzio della natura incontra l’architettura rurale siciliana. La struttura è di proprietà della famiglia Spina ed è stata ristrutturata nel rispetto della sua anima centenaria, avvalendosi anche dell’importante contributo dei fondi europei del programma PNRR, M1C3 – Investimento 2.2, finanziato dall’Unione europea NextGeneration EU.

La nostra Storia

Tutto nasce dal sogno di Rosario Calì Piro, docente con una grande passione per la montagna e per gli ambienti naturali incontaminati, che chiese al cognato Rosario Caltabiano, proprietario del fondo, di concedergli una porzione di terreno per poter edificare una struttura. Il cognato concesse il terreno e il Calì Piro iniziò i lavori di costruzione dell’attuale struttura nella primavera del 1903, da un progetto da lui ideato e seguito in ogni parte delle lavorazioni.

Il Calì Piro, all’insaputa delle maestranze, controllava i lavori direttamente dalla terrazza della sua casa di Santa Venerina con un potente cannocchiale in dotazione alla marina militare, in quanto la struttura sorge su una scarpata a circa 1200 metri di altitudine ed è visibile da Santa Venerina ma anche nel tratto di mare che va da Riposto a Mascali. La struttura è stata costruita con blocchi di pietra lavica squadrati provenienti dalla vicina cava. I blocchi vennero portati in loco a dorso di mulo, in quanto era presente solo una mulattiera che saliva lungo le Ripe della Naca, e lavorati e sovrapposti con strumenti rudimentali dell’epoca ma con la maestria degli artigiani di un tempo.

Il Calì Piro, dopo le ripetute osservazioni dalla terrazza di casa, si recava con il suo asino sul cantiere per impartire le correzioni alle opere, sulla base del suo progetto, e per sollecitare le maestranze nell’ultimazione dei lavori, elogiando gli operai più volenterosi e stimolando quelli più pigri a lavorare di più. Lasciava così tutti straniti dalla correttezza delle informazioni, convinti che vi fosse qualche operaio “infedele” a raccontare tutto al committente, senza sapere di essere stati osservati direttamente da casa con il potente cannocchiale.

I lavori furono ultimati nell’estate del 1906. Alla struttura arroccata su una scarpata, il Calì Piro decise di dare il nome di Nido d’Aquila perché la sua posizione poco accessibile era simile alla collocazione dei nidi delle aquile. Tale denominazione e il suo nome furono disegnati sulla parete e ancora restano a memoria sulla facciata della struttura. L’edificio, collocato in mezzo al bosco sulla seconda Ripa della Naca, era per i luoghi e per il periodo storico una struttura maestosa su due elevazioni, non usuale per le case rurali di montagna, tanto da meritare l’appellativo di “U Palazzu”.

La casa era dotata di bagno e cisterna interni, che per l’epoca rappresentavano un lusso presente solo in poche abitazioni. Inoltre all’interno erano presenti forno a pietra e cucina a legna in muratura, oggi ristrutturati e ancora funzionanti. Furono predisposte anche 4 feritoie posizionate in modo strategico per favorire, al piano terra, la ventilazione del bagno, mentre al piano superiore venivano usate per conservare gli alimenti.

Al piano terra era presente una sala da pranzo e al piano primo due camere da letto: una più piccola, utilizzata dal Calì Piro con la moglie, e una più grande per gli ospiti. A pochi metri fece edificare anche una stalla per il suo asino e una foresteria per i viandanti. La struttura non era accessibile dall’attuale strada, realizzata solo successivamente negli anni Sessanta, ma da una mulattiera oggi non più percorribile.

Il Calì Piro, insegnante alle scuole elementari di Santa Venerina e soprannominato “U Prufissuri”, trascorreva tutte le sue vacanze estive e invernali presso la struttura. Durante le vacanze per la festività dei defunti, fu sorpreso presso la struttura dall’eruzione del 1928 delle Fosse di Santoro, che distrusse Mascali in 3 giorni. L’eruzione fu molto vicina alla struttura ma non arrecò alcun danno, poiché essa si trova sulla ripa che sovrasta le bocche eruttive. Durante i periodi di permanenza, la struttura era punto di incontro con amici e parenti, purché portassero alimenti e bevande, vista la difficoltà logistica di raggiungere il più vicino centro abitato di Fornazzo.

Alla morte del Calì Piro la casa passò al nipote Alfio Caltabiano, che fece costruire l’attuale strada d’accesso. Alla sua morte succedette la figlia Rosaria “Sarina”, che sposò il dottore Rosario SpinaAttualmente la struttura appartiene ai fratelli Spina.

Nel 2022Salvatore Spina, amante della montagna e Accompagnatore di Alpinismo Giovanile del CAI Acireale, da sempre legato a questi luoghi e interessato alla loro conservazione, viene a conoscenza del bando della Regione Siciliana per il “Restauro e valorizzazione del patrimonio architettonico e paesaggistico rurale” (PNRR, M1C3, Investimento 2.2), che finanzia il recupero di edifici storici del paesaggio rurale. Vista tale opportunità, decide di presentare istanza. Il progetto viene ammesso al finanziamento e nell’estate del 2023 iniziano i lavori che, con il contributo concesso a compartecipazione delle spese, hanno consentito alla struttura di tornare al suo antico splendore.

Eventi

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Nido D'Aquila
Contrada Nido d’aquila